Macerie.
Salgo in auto, metto in moto.
Macerie: Pare dire il vecchio motore con 417k km
Lungo la statale ascolto musica di un altro secolo
Macerie. Lungo il profilo dei monti note
Lissie e dolci come culi di donna allegra
(Divertiti Sigmund).
Macerie. Nello specchio retrovisore.
Butto un occhio allo specchio del parasole.
Ancora macerie ma con occhiali da sole.
Sono giorni che penso a qualcosa di epico.
A come fare delle macerie un’opera.
Un vanto. Una allegria. Una scommessa.
Un sogno fatto a cuore aperto.
Ricordo una professoressa di letteratura al liceo
Che mi parlò della sua tesi sul rovinismo.
Eccoci inutili sottesi.
Miritorninmente. Miri thorn in mente
Un tarlo in his side. Grooviera:
Musica della topo.no.mastica passata si fa spazio
nel c’ er vello d’oro. Via Sguazza è proprio qui.
Inter ferenze di fratello tulilatum Bergonzoni senza bergonzia. Noi giocavamo con la vita e le parole dapprima che il Po nascesse.
Scrivo solo ciò che non conosco. No. Mascherina.
Tu no. Tu no tu no…tu non devi andare via.
Macerie. Prese in prestito. E generate non create dalla stessa sostanza dermale.
Tutte qui. Con me. Su questa spada che punta
Al cuore del nulla. Macerie. Tenere come un astrolabiale, sulla cui punta ho tutti i nomi
che non ho mai saputo dire.
…Morire? Forse sugnare?
