Macerie

Macerie.

Salgo in auto, metto in moto.

Macerie: Pare dire il vecchio motore con 417k km

Lungo la statale ascolto musica di un altro secolo

Macerie. Lungo il profilo dei monti note

Lissie e dolci come culi di donna allegra

(Divertiti Sigmund).

Macerie. Nello specchio retrovisore.

Butto un occhio allo specchio del parasole.

Ancora macerie ma con occhiali da sole.

Sono giorni che penso a qualcosa di epico.

A come fare delle macerie un’opera.

Un vanto. Una allegria. Una scommessa.

Un sogno fatto a cuore aperto.

Ricordo una professoressa di letteratura al liceo

Che mi parlò della sua tesi sul rovinismo.

Eccoci inutili sottesi.

Miritorninmente. Miri thorn in mente

Un tarlo in his side. Grooviera:

Musica della topo.no.mastica passata si fa spazio

nel c’ er vello d’oro. Via Sguazza è proprio qui.

Inter ferenze di fratello tulilatum Bergonzoni senza bergonzia. Noi giocavamo con la vita e le parole dapprima che il Po nascesse.

Scrivo solo ciò che non conosco. No. Mascherina.

Tu no. Tu no tu no…tu non devi andare via.

Macerie. Prese in prestito. E generate non create dalla stessa sostanza dermale.

Tutte qui. Con me. Su questa spada che punta

Al cuore del nulla. Macerie. Tenere come un astrolabiale, sulla cui punta ho tutti i nomi

che non ho mai saputo dire.

…Morire? Forse sugnare?

Sprepuzia il sole di Ottobre



Sprepuzia il sole di ottobre
Sui tetti colti inaspettosi – già
Turgidi di tegole e bramore.
Acqua di molti arrivederci
Calore mai addomesticato

Due farfalle si rincorrono
Tra i raggi. Sul balcone.
Si posano domestiche tra i fiori
Non ancora rinsecchiti.

Nessuna voce dalle strade –
SoLo schiudere di un’auto a due passi
Mentre a valle si sente la sirena del 118
Schivare i dodici rintocchi del mattino.

Cosa vuoi significare con questa latitanza?
Questa densa incombenza di urgentizia?
Che desideri davvero oltre la siepe?
Sarebbe bello un giorno. Forse morto.
Tu scrivessi anche due risposte.
Al posto di imbastire ‘ste domande.

Due Coccodrilli

Stamattina da una valle all’altra
dopo un paio d’ore di viaggio
Dal sole alla nebbia in settecento metri.
Valico. Così vanno le cose.
Poco tempo per tutto
Un momento strizzi gli occhi per il sole
Un momento accendi i fari per fare chiarezza
Scali dalla sesta alla quinta marcia in salita
E ti aggrappi all’asfalto coi pensieri.
-Che ci faccio io qui?-
Viene da pensare a Carver. Ai salmoni.
Alle motociclette dei ragazzi che scompaiono
Nella polvere.
Che ci faccio io su questa terra?
Saluto un amico incontrato per caso
Alla stazione di servizio
Un caffè. Niente da mangiare.
Il tempo di scollinare e la nebbia
La pioggia. La radio con il traffico.
Ma su questa strada
siamo quattro gatti
due coccodrilli/ ed un orangotango/ due piccoli serpenti, un’aquila reale…

Flaubert non scrisse i fiori del mare.

Lattualità. Bianca
Come immacolata
Fabbreccia come
Ghiaietto di periferia.

Crolla preistorico il verbo
Si fa grido da sempre
Il confine. Noi. Siamo.
Per la mèscita. Mèscola
Sangue. Dalla pietra
Ancora una voce.
E poi un’altra
Fino a esaurimento.

Accorrete numeretti!
Flaubert è morto e sepolto
La stupidità seterna
Beve e mai salsazia.
(Varie citazioni contenute)

Scrivere cose come questa
Mi dà gioco. Sempre
Ramingo. Sempre allegrone
Con la morte. Che aspetti
Giocondo? La poesia
Cercala fuori
Se riesci. Dici:

Ma c’è?

Cazzo ne so io?
Mica so’ intovino…

LA FISICA GUANTISTICA

Un cazz chiamato desiderio.
Faciloneria delle 9.02.
Vulgaritè. Scrivo come in preghiera
Lo storpiloquio del tempo.
Dictat: Ignorare i fa.bbisogni
Ignorarsi
La parola fare è un attentato
Nascosto in ogni dove?
Arreso alla con.dizione del momento:
Cerco un buon suono da dire
Seduto sul cesso. tra pensieri.
Defecare allegramente ciò che è stato
Essere cozza a due zampe. Filtrare la vita
Mi rende più allegro.
Sarei il ponte tra la materia e il pensiero
E so benissimo di non sapere né cosa sia la materia, Né il pensiero. Tratto ignoranza coi guanti : la fisica guantistica.
Con questa leggerezza dovrei tutte le cose.
Eppure un oscuro.
Una macchia nel suono
Mi dice.

Crea un sito web o un blog su WordPress.com

Su ↑

premiobrassens.com

Il Concorso Musicale del Comune di Marsico Nuovo

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

Incerto&Malpighi

Porte Interne Italiane

Biblioteca Montelupo Fiorentino

Blog della Biblioteca di Montelupo Fiorentino - Sfogliami! Sono tutto da leggere...