mi sono ubriacato fino credermi morto,
fino a credere, a cadere, corpo morto,
sulla tavoletta del cesso,
e poi lo zigomo si è fatto
collina a pan di zucchero,
ma senza girasoli,
così che potessi baciarlo senza spine.
la mascella ha tenuto,
incasso ancora bene.
la mia danza è disgraziata,
la gravità è il demone dell’assenza
e ho baciato il pavimento,
ch’ era la cosa più vicina alle labbra,
e là mi ha sorpreso il mattino,
tra i vapori del lisoform
a sognare boschi di abeti.
Nell’ indifferenza dell’alba,
ho portato le cose vecchie,
nel giorno nuovo, adesso
paiono nuove, le cose,
che prima erano vecchie.
