in uno spicchio del pomeriggio, tra una cosa e l’altra, seduto cinque minuti al bar per un caffè di rinforzo, ho incrociato una ragazza.
Parlava alla sua amica con commozione, era bella, come sono belle le cose disperate che rispondono con lo sguardo a tutte le domande.
Mi è venuto in mente un libro letto tanti anni fa, della Duras, un libro che amai molto, ma di cui adesso ricordo molto poco, se non l’odore claustrofobico, e di abbandono intriso in quelle pagine.
“in quel caffè, quando aveva parlato di quell’uomo che avete amato, dei suoi occhi, ecco, in quel preciso momento vi ho desiderata.” ( cit. Occhi blu, capelli neri. )
C’è una felicità latente, in ogni gesto vitale, disperato o meno, una felicità crudele, come la verità. Come le scelte difficili, dolorose, ma vivide, in continuo mutamento, in accordo con l’universo, nonostante le note stonate, nonostante il jazz.
L’umanità, mi piace, nonostante tutto.
Mo’ lo spicchio è finito. arrivederci.
